Le lingue indoeuropee

Più del 47% della popolazione mondiale parla oggi una lingua indoeuropea. Questa enorme famiglia linguistica raccoglie una serie di lingue tra le più parlate al mondo, lingue che sono parlate da poche centinaia di persone e altre lingue ormai estinte. Lingue apparentemente dissimili che sono ormai completamente non intellegibili tra di loro. Eppure lingue lontane tra loro come l’hindi, l’inglese, il sardo, l’armeno, il greco, il lituano o il bulgaro fanno tutte parte di questa grande famiglia, che comprende la quasi totalità delle lingue europee (ad eccezione del finlandese, ungherese ed estone che sono parte della famiglia ugro-finnica, e del basco che è oggi l’unica lingua pre-indoeuropea sopravvissuta in Europa) e una grande fetta di lingue asiatiche.

Indo-European-Language-Family-Map

Le lingue indoeuropee nel mondo. (Fonte: GeoCurrents Map)

Tutte queste lingue derivano dal proto-indoeuropeo, che i linguisti tendono a far risalire tra il 4000 a.c. e a localizzarlo nelle steppe euro-asiatiche dell’attuale Ucraina e del Caucaso. Nel corso dei tre millenni successivi i popoli indoeuropei si espansero portando con sé la propria lingua. La loro migrazione si può suddividere in tre momenti:

p039_0_00_1

Migrazioni indoeuropee. (Fonte: keywordsuggests.com/)

  • 4500-3500 a.c.: Prima ondata migratoria dalle steppe euro-asiatiche verso i Balcani, attraversando il Danubio e arrivando fino in Macedonia. Si suppone che mescolandosi tra indoeuropei e autoctoni, la lingua dei primi abbia avuto più successo.
  • 3500-2500 a.c.: Seconda ondata dal Caucaso. Si raggiungono l’Italia e l’Asia minore. Gli Ittiti si stabiliscono in Anatolia (attuale Turchia). Dall’Asia minore migrano ancora verso l’India passando per l’Iran, si stacca quindi il ramo indo-iranico.
    In Europa restano a contatto con le popolazioni autoctone. Non è ancora questa l’ondata che porterà in Italia le lingue italiche.
  • 2500-1000 a.c.: La terza ondata migratoria interessa esclusivamente l’Europa centrale e parte dai monti Urali. Si sviluppa in questo periodo il super-ramo italo-celtico-germanico.

La culla degli Indoeuropei è in realtà tutt’ora una questione aperta e fortemente dibattuta. Quella citata sopra è la teoria di Marija Gimbutas, la più accreditata tra gli studiosi. Altre teorie danno la loro origine in Anatolia, nell’Europa del nord o in Asia.

Il proto-indoeuropeo non è da intendersi come una lingua unitaria, ma più come un insieme di tratti lessicali e morfo-sintattici comuni alle varie parlate dei popoli indoeuropei. Questi popoli erano infatti nomadi perché pur conoscendo l’agricoltura non avevano ancora le tecnologie adatte per potersi stanziare. Si sa per certo che furono tra i primi popoli ad addomesticare il cavallo, che fu determinante per la loro espansione.
Iniziarono a stanziarsi intorno al 3500 a.c. e ogni volta che un popolo indoeuropeo si staccava da un altro per trovare una terra, dava origine nel tempo a quelli che oggi sono i diversi rami della famiglia indoeuropea.

SUPER-PIE-TABELLA

  • Indo-Iranico: è uno tra i rami più antichi ed è la famiglia del sanscrito, una delle lingue indoeuropee di più antica attestazione e più vicina alla sua lingua madre. Con l’hindi e il bengalese è ad oggi il ramo indoeuropeo con il maggior numero di parlanti nativi al mondo.
  • Italico: per i suoi tratti fonetici e morfologici (il genitivo in -i o il collasso del tempo aoristo) alcuni linguisti tendono a raggrupparlo insieme al super-gruppo Italo-Celtico. Le lingue italiche furono completamente assorbite dal latino, che seppur estinto, con le lingue da esso derivate è arrivato in ogni capo del mondo.
  • Celtico: è il ramo con il più alto rischio di estinzione. Popolazioni celtiche sono attestate in Gran Bretagna, Francia, penisola Iberica e Italia del nord. Tra le varie invasioni romane prima e germaniche poi, le lingue celtiche continentali si sono via via estinte. Ora sono perlopiù parlate in Irlanda e in Gran Bretagna.
  • Germanico: le lingue germaniche settentrionali derivano tutte dal norreno, o antico nordico, la cui lingua più vicina è oggi l’islandese. La fortuna delle lingue germaniche occidentali, che comprendono l’inglese, è oggi evidente a tutti. La lingua germanica di più antica attestazione è invece il gotico, ormai estinto insieme a tutte le sue lingue sorelle.
  • Ellenico: Il ramo ellenico è un ramo isolato, cioè comprende solo una lingua: il greco.
  • Balto-Slavo: Il baltico e lo slavo vengono solitamente rappresentati insieme per via delle loro somiglianze lessicali, fonetiche (sono entrambe lingue satem, vedi sotto) e geografiche. Le lingue baltiche sono oggi solo lituano e lettone e sono tra le lingue viventi le più fedeli al proto-indoeuropeo.
    Le lingue slave sono le più recenti, sia per nascita che per attestazione. Le lingue slave meridionali sono le più distanti di tutto il ramo, perché essendo a forte contatto con le altre lingue balcaniche quali albanese, greco e romeno condividono dei tratti che sono unici di quella zona geografica (sviluppo di un articolo post-posto, assenza di casi ad eccezione del greco, tempo aoristo) tanto che si parla di lega balcanica.
  • Albanese e Armeno: entrambi rami isolati.
  • Anatolico: Ramo completamente estinto, comprendeva la lingua degli Ittiti, una delle prime popolazioni indoeuropee che dominavano appunto la regione dell‘Anatolia (attuale Turchia). Furono tra i più grandi nemici degli Egizi ai tempi di Ramses II, e proprio con loro a seguito della battaglia di Qadesh, firmarono il primo trattato di pace della storia. La scrittura era quella cuneiforme, come per tutte le popolazioni mesopotamiche.
  • Tocario: Estinto, comprendeva solamente la lingua tocaria, che viene tuttavia distinta in tocario A e B per via di alcune differenze linguistiche venute fuori dai vari ritrovamenti, che sono però talmente esigui che è ancora difficile parlare di due diverse lingue. Il tocario fu una lingua parlata dai Tocari, una popolazione indoeuropea che abitava parte della cina nord-occidentale, ed è l’unica lingua centum (vedi sotto) ad essere isolata dalle altre. Tanto che la sua scoperta nel Novecento rese ancora più difficile determinare l’area di nascita degli Indoeuropei e dello spaccamento in lingue satem e centum.

Del proto-indoeuropeo non esistono attestazioni scritte e non è possibile pertanto sapere come suonasse effettivamente. Da secoli se ne tenta quindi una ricostruzione isolando i tratti attestati delle lingue più antiche e meno portati ad innovazione: nomi di parentela, numeri, lessico riguardante flora e fauna o all’agricoltura. Se si prendono in esame queste serie di parole, si nota che tutte le lingue indoeuropee hanno in comune una notevole quantità di cognates (inglese per “parole imparentate”, dal latino co-gnatus “nato insieme”):

proto-indoeuropeo *ph₂tḗr
latino pater
greco antico patḗr
sanscrito pitar
tedesco Vater
inglese antico fæder
irlandese antico athir
persiano antico pitā/pedar

[l’asterisco * indica che si tratta di una parola ricostruita e non attestata]

In questo caso si nota che la [p] iniziale è maggioritaria. Gli indebolimenti successivi sono tipici delle lingue in cui avviene: nel germanico è regolare il cambio di [p] in [f] dall’indoeuropeo (la v tedesca si pronuncia [f]). In irlandese è regolare la caduta di [p]. (Più complicato è il discorso per le vocali, che per il momento tralasciamo).

Tali parentele possono essere anche meno evidenti, come notiamo se prendiamo in esempio la parola per cavallo, in latino equus:

proto-indoeuropeo *ékwos
sanscrito áśvaḥ
latino equus
greco antico híppos
avestico aspa
persiano antico asa
inglese antico eoh
gotico aíƕa
irlandese antico ech
lituano ašva
tocario yuk, yakwe
ittita ásùwa

Tralasciando l’eccezionalità del greco antico dove si ha una doppia p, le diverse evoluzioni di *ékwos si possono dividere in due gruppi: uno che ha cambiato l’occlusiva [k] in [s], e uno che ha mantenuto il suono occlusivo [k] e che in alcune lingue si è indebolito nel corso del tempo. Queste due diverse realizzazioni fonetiche sono alla base della distinzione che fanno i linguisti in lingue centum e lingue satem (dalla parola latina e sanscrita per “cento”, dove la c latina è da leggersi [k], come era pronunciata al tempo del latino classico):

  • Sono lingue centum, quelle che hanno conservato il suono occlusivo [k] dall’indoeuropeo *k̂m̥tóm: latino centum, germanico *hund, irlandese antico cant, greco antico (he)katon, tocario kant/kanteL’attuale pronuncia italiana di c e tutte le altre realizzazioni delle lingue romanze o germaniche sono evoluzioni avute in una fase successiva. Nelle lingue germaniche è regolare il passaggio fonetico da [k] > [h], come testimoniano l’inglese antico hund, gotico hunda, tedesco Hundert. La [d] è inoltre la variante sonora della [t].
  • Sono lingue satem quelle che dal suono occlusivo [k] dell’indoeuropeo *k̂m̥tóm hanno realizzato una [s] o una [∫] (da leggersi “sh”): sanscrito satem, avestico satǝm, lituano šim̃tas, slavo sto.

Le connessioni tra proto-indoeuropeo e lingue figlie non si ritrovano solamente nel lessico o nella fonetica base, ma anche nella morfologia del sistema verbale. Il proto-indoeuropeo era una lingua flessiva: le desinenze di una parola possono cambiare in base a genere, numero o caso. In italiano per esempio i verbi si coniugano alternando diverse desinenze alla radice. Lo stesso accadeva per l’indoeuropeo ed è proprio per questo che ancora tantissimi sono i tratti flessivi che caratterizzano le lingue indoeuropee.

proto-indoeuropeo sanscrito latino inglese antico italiano
*bherō, bheremi bharāmi ferō bero io reggo
*bheresi bharasi fers biris tu reggi
*bhereti bharati fert birith egli regge

L’inglese moderno (dove per to bear ha I bear, you bear, he/she bears) ha ormai quasi esclusivamente perso il tratto flessivo, che nei verbi rimane solamente per la terza persona singolare.
Per quanto riguarda i casi, l’indoeuropeo, almeno in una prima fase, ne contava ben 8 (nominativo, accusativo, dativo, genitivo, vocativo, ablativo, strumentale e locativo). Così come il sanscrito. Dei 6 casi del latino non c’è più traccia nelle lingue romanze, così come per i 4 casi dell’inglese antico che sono completamente scomparsi in quello moderno. Tra le lingue germaniche a distinguere ancora i casi sono il tedesco e l’islandese (4). Resistono invece nel ramo balto-slavo, dove si va dai 6 agli 8 casi. Questi però scompaiono nelle lingue slave meridionali (bulgaro, macedone, serbo-croato e sloveno). E infine si ritrovano tutt’oggi nel greco moderno (4). Le lingue che hanno perso la flessione nel caso, distinguono le varie funzioni tramite preposizioni o perifrasi. Da lingue sintetiche diventano quindi analitiche.

Parlare dell’indoeuropeo è rischioso perché esistono numeri infiniti di tesi diverse le une dalle altre che vanno dalla loro localizzazione alla ricostruzione delle parole. Pertanto chiedo scusa per eventuali inesattezze e spero mi possiate correggere.
L’argomento è un mio vero e proprio feticcio e spero che anche voi abbiate trovato affascinante questa strana popolazione di cui si sa poco o nulla e di cui tornerò sicuramente a parlare. In fondo, per molti di noi si tratta dei nostri antenati.

Viva gli indoeuropei! 


Immagine in evidenza realizzata da e Minna Sundberg. Vai qui per vederla intera: http://www.sssscomic.com/comic.php?page=196
Per approfondimento:
  • Enrico Campanile, Comrie Bernard, Watkins Calvert, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei, Il Mulino, 2005
  • Vittore Pisani, Le lingue indoeuropee, 3ª ed., Paideia, 1979
  • Francisco Villar, Gli indoeuropei e le origini dell’Europa, Bologna, Il Mulino, 1997
  • André Martinet, L’indoeuropeo. Lingue, popoli e culture, Laterza, Bari, 1987
  • Winfred P. Lehmann: La linguistica indoeuropea: storia, problemi, metodi, Bologna, Il Mulino, 1999
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Proto-Indo-European_language
  • Per una lista più completa di cognates derivati dall’indoeuropeo:
    https://en.wikipedia.org/wiki/Indo-European_vocabulary
Questa voce è stata pubblicata in etimologia, fonetica, italiano, lingue del mondo, linguistica comparativa, linguistica storica e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Le lingue indoeuropee

  1. simonjkyte ha detto:

    Dici che tutte queste lingue derivano dal proto-indoeuropeo, che i linguisti tendono a risalire tra il 4000 a.c. . Forse. Ma questa potrebbe esser una semplificazione. Il ramo anatoliano suggerisce qualcosa di più complicato con le lingue indoeuropee dei cugini.

    "Mi piace"

    • Etimolesto ha detto:

      Ciao, grazie per aver commentato! Sì quella che faccio io è una semplificazione, ho provato a fare una specie di media tra le varie teorie e poi ho parlato di quella che dovrebbe essere la più accreditata cioè quella della Gimbutas. Alcune teorie arrivano a datare gli indoeuropei fino al 7000 a.c., come l’ipotesi anatolica a cui ti riferisci. Questa personalmente è una di quelle che ritengo più valide e ho accennato qualcosa nel post. Dipende tutto se si vuole vedere gli indoeuropei come pacifici agricoltori (Renfrew) o come guerrieri nomadi (Gimbutas). Chissà!

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...